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I problemi intestinali sono fra i disturbi più diffusi nella popolazione adulta: diarrea, stitichezza, gonfiore, meteorismo e dolore addominale interessano, in forme diverse, persone di tutte le età.
Nella maggior parte dei casi si tratta di episodi transitori, legati ad alimentazione, sedentarietà, stress o periodi di eccessi a tavola. Quando però i sintomi persistono per settimane, si ripresentano a cicli o si accompagnano a segnali particolari, possono essere la spia di una condizione che merita un approfondimento con il medico.

In questa guida vediamo come riconoscere i sintomi più comuni, quali sono le possibili cause, con quali esami si arriva a una diagnosi e cosa si può fare, giorno per giorno, per stare meglio.

Sintomi

1 Problemi e disturbi intestinali: i sintomi più comuni

Quando si parla di problemi all’intestino ci si riferisce a un insieme di sintomi molto diffusi. C’è chi lamenta frequenti scariche di diarrea, chi una stitichezza ricorrente, chi gonfiore e tensione addominale dopo i pasti. In alcuni casi i due estremi si alternano: è il quadro di stipsi e diarrea alternate.

Un intestino che non funziona bene, però, non si manifesta solo con l’alvo irregolare. I sintomi possono includere:

  • alterazioni della regolarità: diarrea, stitichezza o la loro alternanza
  • gonfiore addominale, meteorismo e tensione dopo i pasti
  • dolore o crampi addominali, anche ricorrenti
  • senso di evacuazione incompleta o urgenza
  • sintomi generali associati: stanchezza, cefalea, variazioni di peso, disturbi del sonno o dell’umore.

I sintomi possono essere episodici o cronici e sottintendere condizioni molto diverse fra loro: per questo la loro durata e le loro caratteristiche sono la prima informazione utile da riferire al medico.


Come è fatto l’intestino (e perché conta)

L’intestino è il tratto dell’apparato digerente che va dal piloro, la valvola di uscita dello stomaco, fino all’orifizio anale. Si divide in:

  • intestino tenue (duodeno, digiuno e ileo), dove avvengono digestione e assorbimento dei nutrienti
  • intestino crasso, che riassorbe acqua ed elettroliti e raccoglie il materiale di scarto.

Nel colon vive il microbiota, una comunità di centinaia di specie batteriche che contribuisce alla difesa immunitaria, alla sintesi di alcune vitamine e alla protezione dagli agenti patogeni. Molti disturbi intestinali nascono proprio dall’alterazione di uno di questi equilibri: della motilità, dell’assorbimento o della flora batterica.

Possibili cause

2 Quali sono le cause dei più diffusi disturbi intestinali?

Le cause più frequenti dei disturbi intestinali sono funzionali o legate allo stile di vita: dieta sbilanciata, pasti irregolari, sedentarietà, stress. Accanto a queste esistono condizioni e patologie che vanno riconosciute e seguite dallo specialista, tra cui:

Un errore comune è ricorrere a lungo a farmaci di automedicazione (lassativi o antidiarroici) senza chiarire l’origine del problema: il sintomo si attenua, ma la causa resta. Se un disturbo si ripresenta o si cronicizza, il passaggio giusto è parlarne con il medico curante o con un gastroenterologo.

3 Intestino e stress: i disturbi funzionali

Una parte consistente dei disturbi intestinali non dipende da lesioni o infiammazioni visibili agli esami: sono i cosiddetti disturbi funzionali, in cui è alterato il funzionamento dell’intestino, la motilità, la sensibilità, e non la sua struttura. Intestino e sistema nervoso dialogano costantemente attraverso quello che viene definito asse intestino-cervello: per questo periodi di stress, ansia o cambiamenti importanti delle abitudini possono riflettersi sulla regolarità intestinale.
La sindrome dell’intestino irritabile è l’esempio più noto. Riconoscere la componente funzionale non significa che il disturbo “sia solo nella testa”: significa impostare, con il medico, un percorso che tenga insieme alimentazione, stile di vita e, quando serve, supporto specialistico.

Diagnosi

4 Diagnosi: quali esami fare per i problemi intestinali?

Quando le funzioni dell’intestino restano alterate a lungo - diarrea, stipsi, gonfiore o dolori che non passano - è bene rivolgersi a un gastroenterologo per individuare l’origine del disturbo. Gli accertamenti più comuni sono:

  • esami del sangue: emocromo, ferro e ferritina per l’anemia da malassorbimento, indici di infiammazione come proteina C reattiva e VES, anticorpi specifici per la celiachia
  • esami delle feci: ricerca del sangue occulto, di virus e batteri responsabili di infezioni, calprotectina fecale come indice di infiammazione intestinale
  • test per le intolleranze alimentari, quando il quadro clinico li rende appropriati
  • ecografia delle anse addominali: un esame non invasivo che mostra alterazioni, restringimenti e mobilità delle anse intestinali
  • colonscopia: l’esame endoscopico che permette di visualizzare il colon e individuare infiammazioni, lesioni o polipi, con la possibilità di prelevare campioni per la biopsia.

È lo specialista a decidere quali esami servono e in quale ordine, sulla base dei sintomi, dell’età e della storia clinica: non esiste un pacchetto di accertamenti uguale per tutti.

Prevenzione

5 Quando preoccuparsi: i segnali da non ignorare

La maggior parte dei disturbi intestinali è benigna e transitoria. Alcuni segnali, però, meritano sempre una valutazione medica in tempi brevi:

  • sangue nelle feci, anche in piccole quantità
  • perdita di peso non intenzionale
  • un cambiamento delle abitudini intestinali che persiste per settimane, soprattutto se compare per la prima volta in età adulta
  • dolore addominale intenso o che sveglia di notte
  • febbre persistente associata ai disturbi intestinali
  • stanchezza marcata o anemia riscontrata agli esami.

Gli accertamenti servono anche a escludere le condizioni più serie, comprese quelle tumorali: è il motivo per cui esistono i programmi di screening del tumore del colon-retto rivolti alla popolazione nelle fasce d’età previste dal Servizio Sanitario. La presenza di uno di questi segnali non equivale a una diagnosi: significa solo che è il momento di farsi vedere, senza aspettare e senza autodiagnosi.

Altro

6 Domande frequenti sui problemi intestinali

Quali sono i sintomi di un intestino che non funziona bene? Alterazioni della regolarità (diarrea, stitichezza o la loro alternanza), gonfiore e meteorismo, dolore o crampi addominali, senso di evacuazione incompleta. Possono associarsi stanchezza, variazioni di peso e disturbi del sonno.

A cosa sono dovuti i disturbi intestinali? Nella maggior parte dei casi ad alimentazione, sedentarietà e stress. Fra le cause da valutare con lo specialista: sindrome dell’intestino irritabile, malattie infiammatorie croniche, diverticoli, intolleranze, celiachia, alterazioni del microbiota.

Che esami fare per i problemi intestinali? Il percorso più comune parte da esami del sangue e delle feci; secondo il quadro clinico lo specialista può indicare ecografia delle anse addominali o colonscopia. È il medico a stabilire quali esami servono, non esiste un elenco valido per tutti.

Cosa mangiare e cosa bere quando l’intestino è in disordine?

In linea generale: acqua a sufficienza, pasti leggeri e regolari, fibre introdotte con gradualità. Le scelte specifiche dipendono però dal tipo di disturbo: per indicazioni personalizzate il riferimento è il medico o il dietista.

Quando preoccuparsi per i problemi intestinali?

Se compaiono sangue nelle feci, perdita di peso non intenzionale, dolore intenso o notturno, febbre persistente, o se un cambiamento delle abitudini intestinali dura da settimane: in questi casi la valutazione medica non va rimandata.

I disturbi intestinali possono dipendere dallo stress?

Sì: intestino e sistema nervoso sono collegati dall’asse intestino-cervello, e nei disturbi funzionali lo stress può accentuare i sintomi. Se il disturbo persiste, è comunque opportuno escludere altre cause con il medico.

Approfondisci
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Dott.ssa Susanna Fattoretto
Cure

7 Rimedi e gestione quotidiana dei disturbi intestinali

Quando i disturbi non dipendono da patologie infiammatorie, infettive o da intolleranze, spesso sono legati ad abitudini che si possono correggere. Le misure a basso rischio, utili nella maggior parte dei casi:

  • bere acqua a sufficienza durante la giornata
  • aumentare gradualmente le fibre (verdura, frutta, cereali integrali), dando all’intestino il tempo di adattarsi
  • mantenere orari regolari per i pasti, mangiando con calma
  • fare attività fisica con costanza: anche camminate regolari favoriscono la motilità intestinale
  • limitare alcol, fritti e pasti molto abbondanti nei periodi in cui i disturbi si fanno sentire
  • rispettare lo stimolo e dedicare all’evacuazione tempi e regolarità.

Alcune piante tradizionalmente impiegate per favorire la digestione, come il carciofo o lo zenzero, possono avere un ruolo di supporto: secondo gli specialisti il loro utilizzo va però valutato con il medico o con il farmacista, soprattutto se si assumono altri farmaci o se i disturbi sono ricorrenti.

Cosa è meglio evitare:

  • l’automedicazione prolungata con lassativi o antidiarroici: usati a lungo senza controllo medico possono peggiorare il problema o mascherarne la causa
  • le diete di esclusione fai-da-te: eliminare glutine o lattosio prima degli accertamenti può falsare gli esami diagnostici e ritardare la diagnosi
  • i rimedi “depurativi” e i lavaggi intestinali proposti fuori dal contesto medico: non sostituiscono la diagnosi e possono comportare rischi.

Nessuna di queste misure sostituisce la valutazione del medico: se i sintomi persistono, si ripresentano o si accompagnano ai segnali d’allarme descritti sopra, il primo rimedio è la visita.